QuattroTreTre

Pensieri all’attacco

Qui c’è poco da ridere…

Posted by Francesca su 11 settembre 2008

Nel mondo della comunicazione ci si interroga da tempo sulla possibilità di individuare un limite certo al diritto di cronaca, satira e critica. Una lunga e spesso sterile riflessione, che nel caso dei giornalisti ha portato all’esaltazione di quei tre sacri principi che qualsiasi aspirante cronista professionista avrà letto e sentito mille volte: verità, continenza e pertinenza. Ben più complicato, però, è affrontare la questione relativa alla satira e alla critica. Ben più ampio, conseguentemente, il potere discrezionale riservato a pm e giudici nel caso in cui a rischiare siano i comici.

Queste poche righe servono giusto a dare l’idea di quanto spinosa sia la questione che si cela dietro la richiesta del pm di Roma di iscrivere Sabina Guzzanti nel registro degli indagati per le parole pronunciate durante il No Cav Day dello scorso 8 luglio. Reato ipotizzato: vilipendio al Pontefice. Lieta novella, invece, per Beppe Grillo, che a piazza Navona aveva risparmiato Ratzinger ma non il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il genovese si è salvato, grazie alla sussistenza della “variabilissima” discriminante del diritto di critica e di satira.

Resta la Guzzanti, dunque. Ma per procedere nei suoi confronti la legge richiede il via libera del ministro della Giustizia, Alfano. In attesa che il Guardasigilli si pronunci, non resta che analizzare i fatti, quelli di oggi e di ieri. E i conti non sempre tornano. Stona, in primo luogo, l’origine del reato di cui potrebbe dover rispondere l’attrice romana, disciplinato dall’articolo 278 del codice penale, che si estende alle offese rivolte al Papa sulla base del Trattato Lateranense. Quest’ultimo, che equipara il Pontefice al capo dello stato italiano, è frutto degli accordi negoziati, e sottoscritti l’11 febbraio 1929, tra il cardinale Segretario di Stato, Pietro Gasparri, e il capo del Fascismo, Benito Mussolini (ma, si sa, in questo periodo l’eredità del Regime e dei suoi strascichi Repubblichini va parecchio di moda…).

I magistrati, in ogni caso, ritengono che le parole della Guzzanti siano state grevi e volgari. Si vede e sente di peggio quotidianamente (ma in uno stato laico il comune cittadino non vale certo quanto il Papa…). Però, come detto in precedenza, nella critica e nella satira il giudizio su cosa costituisce reato è altamente discrezionale. Per la serie, passi pure questa. Resta allora il contesto, quello italiano, in cui un ministro della Repubblica offende a intervalli regolari il tricolore e l’inno (violando, dunque, l’articolo 292 della Costituzione) e quasi mai ne paga le conseguenze (peraltro, Berlusconi ha provveduto ad abolire il carcere per tale reato). Nel gennaio 2002, tanto per citare un episodio, a salvare Umberto Bossi da un’eventuale condanna per vilipendio alla bandiera furono i suoi onorevoli colleghi, che votarono no alla concessione dell’autorizzazione a procedere nei suoi confronti. Al fianco del Senatur si schierò persino Rifondazione Comunista. Nel caso Guzzanti, però, non serviranno insolite alleanze. Stavolta decide uno solo, Angelino Alfano, Ministro. E poiché la politica non è mai una cosa logica, c’è da aspettarsi di tutto. Nel frattempo, grazie anche alla vignetta pubblicata sul sito della Stampa non resta che prenderla a ridere. E, mi raccomando, se ci andate giù pesante vedete di farlo con le persone giuste…

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