QuattroTreTre

Pensieri all’attacco

Archive for the ‘Nel pallone’ Category

Eduardo, due gol alla sfortuna

Posted by Francesca su 17 febbraio 2009

Per Eduardo Da Silva, venticinquenne attaccante dell’Arsenal, “il giorno più bello” è quello in cui si riprende la sua vita: torna in campo quasi un anno dopo un terribile infortunio, segna due gol, piange. Il brasiliano (per nascita, croato per scelta) è tornato a giocare dal primo minuto ieri, contro il Cardiff, nel quarto turno di FA Cup. E’ finita 4-0 per i Gunners. Lui ha trovato gloria due volte: un colpo di testa dopo venti minuti e una trasformazione dal dischetto. Poi, al momento dell’uscita dal campo, la standing ovation dell’Emirates Stadium. Perché pochi avrebbero scommesso sul ritorno (vero) del giocatore. Troppo brutto quello che si era visto il 23 febbraio 2008 a Londra, contro il Birmingham City: il tackle assassino di Taylor, la doppia frattura di tibia e perone della gamba sinistra, la tv inglese che addirittura sceglie di non mostrare il fallo. Eduardo poteva chiudere lì la sua fortunata carriera. Invece si è ripreso la sua passione. Scarpini ai piedi, è tornato ad allenarsi. Lunedì ha giocato, ha segnato e baciato la fede nuziale. Ha abbracciato il preparatore atletico Tony Colbert, per lui quasi un angelo custode. E ha pianto: niente lacrime amare, stavolta solo la gioia di un attaccante che ha segnato pure alla cattiva sorte.

Posted in Nel pallone | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Calcio e regole, la rivoluzione apparente

Posted by Francesca su 13 febbraio 2009

Quattro sostituzioni in caso di supplementari, intervallo di 20 minuti, espulsioni a tempo. Non è fantacalcio, ma ciò di cui si occuperà il 28 febbraio, a Newcastle, l’International Board, l’istituto depositario delle regole del pallone. Altro che microchip per valutare il gol-non gol, altro che moviola in campo. Qui si discute sul colore del nastro adesivo usato sui calzettoni (guai a utilizzare una tonalità diversa da quella sottostante!) e sulla lista dei rigoristi (una squadra in superiorità numerica non potrà escludere il portiere). Tutto qui? No, per carità. E allora ecco una proposta intelligente (permettere agli allenatori di restare in piedi nell’area tecnica dopo aver dato istruzioni ai giocatori), un’idea inutile (portare da 15 a 20 minuti l’intervallo tra primo e secondo tempo) e qualche uscita apparentemente scioccante: portare a quattro le sostituzioni in caso di supplementari, considerare sempre sulla linea di fondo un giocatore fuori dal campo senza il permesso dell’arbitro. Dulcis in fundo, le espulsioni a tempo: dai 5 ai 10 minuti.

Ci sarebbero pure i due giudici di fondo proposti da Platini, ma Blatter non gradisce. Il presidente Fifa punta forte sulla tecnologia del gol-non gol, già sperimentata. L’argomento è tra quelli da discutere, ma verrà bypassato. D’altronde, chi oserebbe negare che l’abbinamento cromatico nastro adesivo-calzettoni o le espulsioni modello pallanuoto siano più importanti di un microchip nel pallone?

Posted in Nel pallone | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Dieci infortuni per me posson bastare

Posted by Francesca su 12 febbraio 2009

Chiamatela fragilità o, molto più semplicemente, sfortuna. Tirate in ballo insicurezze e paure. Contestualizzate pure, perché sotto il profilo degli infortuni la stagione della Roma è da dimenticare. Ma, per favore, qualcuno spieghi ai tifosi giallorossi la maledizione del ventiquattrenne Alberto Aquilani. Dieci stop in un anno e mezzo, roba da record. E c’è un po’ di tutto: lesioni all’adduttore e al flessore della coscia sinistra, stiramento del flessore della coscia destra, lussazione della clavicola sinistra e sub lussazione della spalla destra. Ancora: versamenti alla coscia destra e problemi al polpaccio sinistro, lesione di secondo grado del bicipite femorale della coscia sinistra e soffusione del vasto mediale del quadricipite destro. L’ultimo infortunio oggi, in allenamento: distorsione alla caviglia. Questa è sfortuna, sì. Ma è l’insieme a far paura, è il forfait costante a far pensare. Soprattutto quando in ballo c’è un rinnovo contrattuale da due milioni di euro l’anno.

Posted in Nel pallone | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La stilista di papà Dunga

Posted by Francesca su 12 febbraio 2009

Con l’Italia abbinamenti shock e montone d’altri tempi. Con il Portogallo, il 6 febbraio 2007 (temperatura vicina allo zero), una camicia arabescata che gli è valsa il titolo di re dei cafoni. Carlos Dunga, commissario tecnico del Brasile, è uno che sperimenta. E pure un papà premuroso, visto che  da quando è sulla panchina verdeoro si fa vestire da capo a piedi dalla figlia Gabriela (oggi poco più che ventenne), studentessa all’università della moda del Rio Grande do Sul e aspirante stilista. Dice Dunga: “Se i genitori non aiutano i figli nel lavoro, è più facile che loro si avvicinino alla droga o a cose di questo tipo”. Sarà. Ma vedendo la camicia in questione, viene da pensare che la prodigiosa ragazza sia già abbondantemente nel tunnel.

dunga-thumb1

Posted in Hotel Insomnia, Nel pallone | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

L’agonia di Pirlo, la furbata di Toni e i vestiti di Dunga

Posted by Francesca su 11 febbraio 2009

Italia-Brasile. Primi pensieri sparsi…

– All’Emirates Stadium di Londra finisce 2-0 per Juan e compagni. Soprattutto, finisce. Ed è una liberazione. In sostanza, un’esibizione della grande classe e dell’intensità brasiliane. Dall’altra parte, tutta la pochezza del gioco (e spesso dei giocatori) della nazionale italiana. Il gol di Grosso annullato per un inesistente fuorigioco e la parata di Julio Cesar sulla deviazione ravvicinata di Toni non addolciscono la pillola.

– Zambrotta si salva. Giuseppe Rossi pure. Ma perché Legrottaglie è titolare nella nazionale italiana?

– Capitolo Pirlo. Bagni dice che lui “è uno che sbaglia pochissimo”. I 75 minuti di agonia del milanista (con tanto di attacco di narcolessia in occasione del 2-0) dicono il contrario.

– Per favore, qualcuno spieghi a Bagni che l’Italia è una nazionale e non un club.

– Per l’Italia pressing zero, fischi tanti. Urge fantasia e classe. E si capisce perché Lippi continui a pensare al carisma e all’esperienza di Totti.

– Per la Roma una notizia buona e una quasi cattiva. La prima è la prestazione di Juan. La seconda il problemino accusato da De Rossi: una lievissima distorsione al piede destro, nulla di preoccupante.

– Perrotta, De Rossi e Aquilani. Juan, Doni e Julio Baptista. Italia-Brasile è per la Champions League. Mezza Roma prende confidenza con l’Emirates in vista del 24 febbraio e dell’Arsenal.

– Complimenti a Toni, che, in una serata da dimenticare, riesce anche a rafforzare lo stereotipo dell’italiano disonesto. Segna dopo essersi aggiustato il pallone con il braccio. L’arbitro annulla e lui ancora fa finta di chiedersi perché.

– Un’ultima annotazione extracalcistica. Qualcuno corra in soccorso di Arlecchino Dunga. Per il ct maglietta verde, camicia color pesca, pantaloni grigi, cinta nera e montone. C’è davvero molto su cui lavorare…

Posted in Nel pallone | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Un leopardo per Sudafrica 2010

Posted by Francesca su 23 settembre 2008

Nessun evento sportivo – figuriamoci un Campionato del mondo di pallone – può prescindere dalla mascotte. E allora, a poco meno di due anni dalla più importante competizione per nazionali calcistiche, ecco Zakumi, il simpatico leopardo di Sudafrica 2010. Il nome deriva dall’unione di “Za”, il prefisso internazionale del paese africano sede dei prossimi Mondiali, e “Kumi”, traducibile come “dieci”. Il disegno è opera di Andries Odendaal, il costume è di Cora Simpson.

Posted in Nel pallone | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Roma schierata… in infermeria

Posted by Francesca su 18 settembre 2008

Solo una riflessione sulla disastrosa situazione dell’AS Roma. A metà settembre, ovvero a meno di un mese dall’inizio della stagione 2008/2009, i giocatori giallorossi che hanno avuto (e in alcuni casi hanno ancora) problemi fisici sono ben undici: Doni, Panucci, Juan, Mexes, Tonetto, De Rossi, Pizarro, Perrotta, Taddei, Vucinic, Totti. Di fatto, siamo di fronte all’intera squadra titolare, con l’unica eccezione di Tonetto al posto di Riise. E, per quanto gli infortuni abbiano reso la vita difficile anche ad altre big italiane, il caso giallorosso risulta un unicum nel panorama della Serie A. Per la serie: una preparazione atletica con i fiocchi…

Posted in Nel pallone | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

A.A.A. Cercasi Roma disperatamente

Posted by Francesca su 17 settembre 2008

Commentare la figuraccia della Roma in Champions League mi sembra, anche a ore di distanza, un’impresa ardua. Non perché non ci sia nulla da dire, ma per il motivo esattamente opposto. Il pericolo è che si parli troppo, che lo sconforto l’abbia vinta e che si invochino provvedimenti drastici. Qui, in fondo, non c’è da spiegare una sconfitta, ma un crollo. Qui non ci sono quattro o cinque giocatori lontani dalla forma migliore, ma un’intera rosa allo sbando, fisicamente e psicologicamente. L’avversario corre sempre di più e, allora, meglio marcarlo a qualche metro di distanza, altrimenti ci supera. E pazienza se così persino il Cluj (che fino a tre anni fa giocava nella Serie C romena) ha vita facile, pazienza se Juan Culio e compagni tirano tranquillamente dal limite dell’area a intervalli regolari di tre minuti. Poi, ovviamente, c’è tutto il resto. Errori dei giocatori e pure dell’allenatore. Una squadra triste, senza spina dorsale, per lunghi tratti senza dignità. Dice che la società (Rosella Sensi) ha fatto la voce grossa. Intervento tardivo? Inutile presa di posizione? Ognuno la pensi come vuole. In fondo cambia poco, forse perché, almeno stavolta, parole e “comportamenti giusti” dovevano venire da qualcun altro. Per assumersi qualche responsabilità, per le scuse attese ma mai arrivate o, semplicemente, per spiegarci che diamine di fine ha fatto la Roma.

Posted in Nel pallone | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Buon calcio non mente

Posted by Francesca su 15 settembre 2008

Uno sguardo al campionato calcistico di Serie A, al secondo ko consecutivo del Milan, al black out della Roma, alla fortuna dell’Inter. Gli spunti di riflessione di certo non mancano. Si potrebbe parlare dell’inconsistenza della difesa rossonera, dell’irriconoscibilità dell’intera squadra giallorossa. Si potrebbe discutere all’infinito sull’autogol fantasma del catanese Terlizzi e pure sull’utilità di un Ronaldinho assente ingiustificato da due stagioni. O magari interrogarsi sul semisconosciuto Zarate, pur consapevoli della labilità del primo posto in classifica della Lazio. Ma sarebbero cose scontate, peraltro già sentite. Ecco perché il commento migliore alla seconda di campionato lo tiri fuori guardando oltre il campo, dove il calcio più che sport è paradigma sociale. Il risultato è tutto nelle parole di Vittorio Zucconi e nel suo “Il gol dell’antipolitica” pubblicato sulla Repubblica.

 

IL GOL DELL’ANTIPOLITICA (da Repubblica.it)

La ragione fondamentale per la quale ancora milioni di dementi come noi si appassionano al gioco del calcio in Italia, nonostante le bastonate sui denti e sulle teste, le truffe e la cialtroneria di chi lo gestisce, la bestialità di tanti tifosi (sì, tifosi anche i violenti, piantiamola con la giaculatoria del ‘quelli non sono tifosi’) si è vista per 95 minuti domenica sul campo di Genova. Non è questione di vittoria o di sconfitta, che può avvenire ovunque a chiunque, basti pensare alla ridicola vittoria dell’Inter sul Catania grazie a due autogol, ma è la dimostrazione che in questo sport, come in altri sport di squadra, esiste un limite preciso e invalicabile alle balle, alle manipolazioni, al fumo che la società dell’immagine e degli spot riesce a venderci in politica e in economia. 

I governi possono produrre leggi fasulle, approvate soltanto per creare l’impressione che “si faccia qualcosa”, come quella insensatezza giuridica della legge Carfagna che punisce l’intenzione di commerciare in sesso senza spiegare come si possa dimostrare la contrattazione, se non a contratto consumato, come il vergognoso gioco delle tre cartine condotto attorno all’Alitalia per scaricare nelle tasche (bucate) degli italiani il fallimento lasciando ai portafogli dei privati i profitti o come questa riforma della scuola che non riforma nulla, ma si limita a tagliare il numero di insegnanti. In politica si può far credere, con tecniche collaudate, che una graziosa signora governatrice di un stato semidisabitato (l’Alaska ha la popolazione di Genova disseminata su una superfice pari a sette volte quella italiana) e già sindaco di un accampamento di 7 mila persone, come la Sarah Palin, possa avere le qualità e i titoli per essere presidente degli Stati Uniti d’America e controllare 6 mila e 500 testate nucleari e una forza armata di oltre un milione di uomini e donne in perenne stato di guerra. 

Ma nel calcio, per quanto si possano comperare arbitri, chiuderli negli spogliatoi , distorcere il mercato dei piedi, non basta dire che una squadra è da scudetto, come fu fatto dal sempre incantevole geometra Galliani, perché lo sia. Non basta ingaggiare vecchie stelle del varietà con un vecchio repertorio di barzellette per divertire il pubblico. Non si possono mettere ciglia finta, trapiantare praticelli di peli sulla testa o mettere la calze autoreggenti a Maldini perché alla fine c’è quel maledetto rettangolo di erbetta spelacchiata che ogni tanto, non sempre, dice verità inoppugnabili e svergogna gli imbonitori e gli illusionisti. 

In attesa di quelle verità assolute che da millenni gli sciamani ci promettono ma che noi umani stentiamo a vedere, lo sport, e persino il pallone italiano, ci propone qualche piccola verità oggettiva che chiunque, senza bisogno di dottorati o di studi teologici, riesce a afferrare. Ci dice che chi corre di più ha più probabilità di prendere la palla. Che avere un grande nome o un’illustre carriera alla spalle non ha mai fatto fare un gol o un passaggio a nessuno. Mostra come il nepotismo e la raccomandazione, che pure esistono, vadano a infrangersi contro la semplice evidenza del fatto che tu puoi anche essere il cocco del cardinale o dell’onorevole, ma se non riesci a marcare un attaccante, a parare un tiro, a realizzare un rigore, non durerai molto a lungo in una professione dove sei pagato a soldoni. I fannulloni, sul capo, perdono davvero il posto. 

Non esiste giustizia, ovviamente, nella vita e neppure nel calcio, ed è ovvio che valga anche in queste battaglie simboliche la dura verità enunciata da Napoleone, secondo la quale “Dio sta dalle parte dei reggimenti che hanno più cannoni” e se una squadra come l’Inter costa venti volte quello che costa il Catania o la Reggina, potrà perdere qualche scaramuccia, ma alla fine vincerà la guerra. 
Esistono il campo, il piede, la gamba, la testa (a volta anche il cervello), la palla che va nel sacco o non ci va, cose materiali, visibili, tangibili, concrete. Le partite non sono assegnate per sondaggio di popolarità o per la capacità di un trequartista di raccontare barzellette né per la simpatia di un portiere che sa incantare come un fachiro indiano l’attaccante entrato da solo in area. 

Per quanti sforzi siano stati fatti per addomesticarlo, anche il calcio – come tutto lo sport – resta la forma più elementare e diretta di espressione antipolitica, e di verità oggettiva, capace di separare, con la brutale democrazia del punteggio non modificabile da nessuna campagna elettorale, chi racconta frottole da chi sa mantenere quello che promette. Si può fare credere ai gonzi che la guerra in Iraq sia stata “vinta”, ma non che il Milan abbia fatto sei punti in due partite. Non li ha fatti, punto e basta. Si può sostenere che le città siano più sicure perché verranno arrestate un paio di battone e sentiremo la storia del solito “stimato professionista” che verrà portato al commissariato per avere scambiato un segnale con una ragazza sul bordo del marciapiedi, ma non si può sostenere che la Roma sia oggi una squadra forte e capace di vincere lo scudetto quando si squaglia in campo per due partite consecutive. Si può vantare la resurrezione fittizia dell’Alitalia, ma non nascondere ai tifosi della Fiorentina la debolezza della sua difesa o dire che l’Atalanta, oggi in testa alla classifica con la Lazio, vincerà il campionato. Lo sanno i suoi tifosi, lo sanno tutti. Sarebbe bello se accadesse, ma non accadrà. Chiaro e semplice.

Per questo, per ritrovare un lembo di verità nell’oceano di manipolazioni dentro il quale anneghiamo quotidianamente, restiamo pateticamente aggrappati a quella ciambella chiamata calcio.

Posted in Nel pallone | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Paradossi uzbeki

Posted by Francesca su 17 luglio 2008

La notizia non può passare inosservata: il Kuruvchi Tachkent, squadra della capitale dell’Uzbekistan, ha offerto a Samuel Eto’o, attaccante africano del Barcellona, un contratto da 40 milioni di euro. Niente legami pluriennali, niente opzioni. L’investimento sarebbe per una sola stagione. Cose mai viste, neanche in NBA. E per Eto’o un reddito annuo pari a circa centoseimila volte quello dell’uzbeko medio. Stando alle cifre fornite dalle Nazioni Unite, infatti, la Repubblica ex sovietica è uno dei paesi meno sviluppati al mondo. I suoi abitanti guadagnano mediamente 50 dollari al mese.

Posted in Nel pallone | Contrassegnato da tag: , , | 2 Comments »